Cosa cambia per le verifiche in RSA

Nella nuova organizzazione socio-sanitaria toscana, le Aziende USL stanno avviando un percorso di uniformazione a livello territoriale delle modalità di verifica dei requisiti autorizzativi e di accreditamento sociale delle strutture residenziali e semiresidenziali ex L.R. 41/2005.

Per chiarire subito, si tratta delle strutture quali RSA, Centri diurni, Comunità alloggio protette ecc. eventualmente autorizzate anche secondo la precedente normativa; sono strutture il cui carattere prevalente è di tipo assistenziale e non sanitario (per il quale è previsto un sistema autorizzatorio e di accreditamento ad hoc, anch’esso oggetto di recente revisione) e, a seconda della tipologia di ospiti, offrono differenti prestazioni, da quelle di tipo sanitario (infermieristiche, riabilitative) a quelle educative e di animazione, di tutela ecc. Sullo sfondo, troviamo sempre gli aspetti di integrazione tra l’area sanitaria e quella sociale, un aspetto che nell’operatività si sostanzia anzitutto nella composizione multidisciplinare delle équipes interne, e che a livello macro, di organizzazione delle politiche socio-sanitarie territoriali, pone ancora oggi all’attenzione dei policy maker degli aspetti di necessario miglioramento.

Solo alcune settimane fa l’Azienda USL Toscana nord ovest ha organizzato una Consensus Conference nella quale, oltre a presentare la nuova composizione delle Commissioni, ha illustrato anche gli aspetti che ispirano l’evoluzione della normativa regionale e il contenuto delle nuove check list di verifica in vigilanza di autorizzazione e in accreditamento. Su quest’ultimo aspetto, naturalmente, avviata la riforma della normativa regionale, sono attese per i prossimi mesi le nuove liste di requisiti ed indicatori per le strutture residenziali e semiresidenziali. Un primo aspetto di fondo importante, è la riconduzione alla verifica di autorizzazione di una serie di aspetti tipici sia dal punto di vista strutturale che organizzativo, che nel prossimo futuro – proprio per questa ragione – non saranno più evidenziati nei disciplinari di accreditamento. Questo rafforza la verifica in vigilanza di autorizzazione e produrrà, una volta che le modifiche dell’accreditamento sociale saranno a regime, una semplificazione dello stesso, riconducendolo in modo appropriato sul terreno del miglioramento qualitativo dei servizi.

Ma come possono prepararsi le strutture alle verifiche? Esse rappresentano sempre un momento di confronto, ma anche di preoccupazione per il personale che deve affrontarle. La nuova struttura delle check list evidenzia ad esempio maggiormente un approccio per aree/dipartimenti (servizio sociale, igiene e sanità pubblica, dipartimento prevenzione alimenti, sicurezza nei luoghi di lavoro e dipartimento tecnico, infermieristico, amministrativa, sanità di comunità e gestione farmaco), approcciando l’audit anche in maniera integrata, laddove ad esempio alcuni requisiti investono più aree. Il fatto che tali lise siano rese disponibili alle stesse strutture rappresenta un elemento di trasparenza, ma anche di consapevolezza per gli stessi operatori; le strutture possono cogliere questa opportunità per adottare preventivamente le misure correttive qualora svolgano processi di autovalutazione, di auditing interno.

Se sei interessato a come poter fare, qui di seguito troverai alcuni suggerimenti utili. Puoi inoltre contattarmi per avere ulteriori informazioni e confrontarti sulla tua specifica realtà o su dubbi e domande che vuoi approfondire.

Come prepararsi, dicevamo. Ecco tre idee.

Una prima idea è quella di cogliere questa occasione per compiere un autentico salto di qualità nell’organizzazione interna rendendo maggiormente consapevoli gli operatori rispetto al funzionamento di dette verifiche e ai requisiti delle singole aree. Spesso le verifiche sono soprattutto oggetto di attenzione ed impegno da parte dei Direttori e dei Coordinatori di struttura. Su questo aspetto è possibile fare un lavoro molto interessante a livello multidisciplinare, coinvolgendo le diverse professionalità dell’équipe interna. La conoscenza delle check list consente inoltre anche di poter fare delle simulazioni, per apprendere internamente alla struttura come poter dare la migliore risposta a quanto i valutatori chiederanno.

Un secondo aspetto, per chi ad esempio ha un sistema di gestione oggetto di certificazione qualità ISO 9001, specie nell’ottica dell’applicazione del risk based thinking (incorporato nella nuova versione UNI EN ISO 9001:2015) è di poter integrare appieno i sistemi qualità con i sistemi accreditamento, utilizzando ad esempio le check list come base da poter integrare con le liste di verifica per gli audit interni. Dalle liste, non ultimo

Mi piacerebbe ricevere un feedback su questo articolo, per capire se ci sono aspetti che ritieni utile approfondire anche direttamente presso la tua struttura. Non esitare a chiedere, manda una mail di richiesta, sarò lieto di poter rispondere.

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