L’impresa sociale a cerca di capitali

Che l’impresa sociale sia al centro del rilancio delle politiche di Terzo Settore è apparso chiaro agli occhi di molti. Già l’articolazione normativa istituita con la Riforma del Terzo Settore che riserva un decreto attuativo proprio all’impresa sociale, lo denota. L’ampliamento delle materie oggetto di attività esclusiva o prevalente che danno nuova linfa di sviluppo in nuovi settori di intervento, le agevolazioni per privati e imprese che investono nelle nuove imprese sociali e una nuova e specifica attenzione in termini di risorse e fondi rotativi per lo sviluppo di investimenti.
Per guardare al piano delle agevolazioni, di particolare interesse appare quella per cui gli utili e gli avanzi di gestione delle imprese sociali non costituiscono reddito imponibile ai fini delle imposte dirette qualora vengano destinati ad apposita riserva indivisibile in sospensione d’imposta in sede di approvazione del bilancio dell’esercizio in cui sono stati conseguiti, e risultino effettivamente destinati, entro il secondo periodo di imposta successivo a quello in cui sono stati conseguiti, allo svolgimento dell’attività statutaria o ad incremento del patrimonio.

Agevolazioni importanti sono previste per le persone fisiche e le persone giuridiche che investono nell’impresa sociale, le prime potendo detrarre entro un triennio, fino al 30% della somma investita fino a 1mln di euro, le seconde potendo dedurre il 30% del capitale investito, con un importo massimo di investimento deducibile per periodo d’imposta di 1,8mln di euro, da mantenere per almeno 3 anni.

Le imprese sociali, hanno poi accesso a misure e strumenti innovativi (es. crowdfunding equity) ed essendo Enti del Terzo Settore (ETS) godono naturalmente anche dei benefici per questi previsti (naturalmente quelli previsti per gli ETS di tipo commerciale, essendo l’impresa sociale soggetto necessariamente di natura esclusivamente commerciale).

È inoltre delle scorse settimane l’emanazione da parte del Ministero dello Sviluppo Economico, di un bando di 223 mln di euro diretto a promuovere la diffusione e il rafforzamento dell’economia sociale. L’agevolazione consiste in un finanziamento agevolato per la realizzazione di programmi di investimento finalizzati alla creazione o allo sviluppo di imprese operanti nell’ambito dell’economia sociale, in qualunque settore e su tutto il territorio nazionale. Al finanziamento agevolato deve essere associato un finanziamento bancario, a tasso di mercato e di pari durata, erogato dalla banca finanziatrice individuata dall’impresa nell’ambito dell’elenco delle banche che hanno aderito alla Convenzione Ministero-ABI- CDP del 28 luglio 2017. I programmi di investimento devono presentare spese ammissibili, al netto IVA, non inferiori a 200.000,00 euro e non superiori a 10.000.000,00 di euro. Il finanziamento, al tasso agevolato di 0,5%, ha una durata non superiore a 15 anni, comprensiva di un periodo di preammortamento massimo di 4 anni.
Ma anche le fondazioni grant making stanno riservando (e probabilmente lo faranno sempre più) un’attenzione al mondo delle imprese sociali (non solo quindi al mondo delle cooperative sociali), intuendo che proprio l’impresa sociale è e sarà il luogo del terzo settore più capace di altri a generare innovazione e impatto sociale. Ad esempio, è notizia di questi ultimi giorni, Fondazione Cariplo lancia, attraverso una nuova fondazione, l’equity per l’impresa sociale a supporto al rafforzamento dell’ecosistema  del terzo settore. La fondazione avrà una dotazione patrimoniale  di 8,5 milioni di euro da investire in progetti sociali che avranno una loro sostenibilità economica. Ben al di là della logica delle erogazioni a fondo perduto, l’iniziativa sosterrà direttamente con capitali quelle imprese  che avranno progetti innovativi dal punto di vista sociale e ambientale e che, allo stesso tempo, riusciranno a camminare con le proprie gambe. E poi investirà in fondi di social impact. I settori privilegianti saranno la cultura, l’ambiente e il welfare.

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